Piselli: una storia esaltante che dura da 10 mila anni

Piselli: una storia esaltante che dura da 10 mila anni

Questa puntata (che, per la precisione, è la n.5 dello ZACMI WorldWide Tour) ci porterà in Olanda e, ve lo anticipiamo già, è legata a filo doppio con la prossima, la n.6, dove ci dirigeremo in Francia.
Perché? Beh, è presto detto, i due interventi che andremo a descrivere sono collegati e le procedure che abbiamo adottato per assistere i nostri clienti sono le medesime. Oggi scopriremo la prima parte, tra due settimane la seconda. Prima però mettiamo un po’ di ordine.

Cosa c’entrano i piselli?


La risposta è molto semplice: la multinazionale che siamo andati a visitare possiede un parco macchine completo di ZACMI, e, questa volta, noi siamo intervenuti sulla linea di lavorazione proprio di questo interessantissimo (dal punto di vista storico e alimentare) legume.
Tra poco scopriremo un sacco di cose davvero stuzzicanti e curiose sul pisello, alimento che ha fatto la storia gastronomica e culturale di moltissimi paesi. 
Nel prossimo paragrafo, però, vi spiegheremo qualcosa di altrettanto interessante, ovvero come ZACMi assiste i propri clienti, anticipando la risoluzione dei problemi prima che questi si presentino.

Perché proprio adesso? Come ZACMI programma la manutenzione delle vostre macchine


Dovete sapere che, quando inizia la stagione di lavorazione e immissione sul mercato di un alimento, ci premuriamo di contattare i clienti per proporre una manutenzione programmata. 
Lo facciamo con circa 2 mesi di anticipo rispetto all’inizio della produzione. Sappiamo infatti bene che, sulla base delle ore di lavoro dei macchinari, delle quantità di prodotti lavorati e di altri parametri, esistono delle componenti da controllare o da sostituire.

Di solito, come dicevamo, siamo noi a contattarvi ma può anche succedere che siate voi stessi a farlo. 

Tra l’altro, tramite lo ZACMI Customer Care, un portale creato su misura per i nostri clienti, è possibile conoscere in anticipo le manutenzioni da effettuare sulle proprie macchine, perché ogni azienda ha un profilo utente e report calibrati sugli specifici macchinari che possiede. Contattarci per richiedere un intervento diventa quindi facilissimo e immediato.
Se non vi siete ancora registrati a questo servizio gratuito, vi invitiamo a farlo subito, potrete usufruire di moltissimi vantaggi come manuali tecnici sempre aggiornati, parti di ricambio originali selezionabili dal disegno esploso  della vostra macchina, assistenza in tempo reale e moltissimo altro ancora.

Ma torniamo a noi. Una volta concordata la necessità di effettuare la manutenzione, un nostro tecnico si reca in sede per ispezionare tutti i macchinari e, sfruttando proprio il portale Customer Care, crea una lista delle parti da sostituire.
Tale lista viene poi inviata al cliente come offerta/proposta e il cliente può decidere se procedere o meno. E poi? Cosa succede? Lo scopriremo alla prossima puntata.

Adesso, visto che lo scopo di questo WorldWide Tour è anche quello di prendere spunto dai prodotti lavorati con i macchinari ZACMI per sbirciare un po’ nella storia e nella cultura alimentare mondiale, è arrivato il momento di parlare dei piselli.

10mila anni di piselli. Una storia neolitica.


I piselli sono originari del Medio Oriente e sono stati tra i primi legumi ad essere stati coltivati dall’uomo. La loro diffusione in Europa risale al Neolitico, intorno al 8.000 a.C., quando l’agricoltura iniziò a svilupparsi nella Mezzaluna Fertile, una vasta zona geografica che si estende dai fiumi Tigri ed Eufrate (Iraq) fino al Nilo (Egitto) e passando per i territori che circondano il fiume Giordano (Giordania, Israele, Libano, Palestina e Siria).

I piselli furono introdotti in Europa attraverso la diffusione dell’agricoltura, che si diffuse rapidamente sia verso il continente asiatico che in Europa, offrendo alle popolazioni la possibilità di accedere al cibo con più facilità e facendo conoscere loro nuove specie eduli.

In Europa, i piselli furono coltivati e consumati dai Greci e dai Romani, come attestano varie testimonianze scritte antecedenti e posteriori all’anno zero. Nel Medioevo, i piselli campestri venivano utilizzati per la preparazione di vellutate per contrastare i periodi di carestia. Approfondiremo tra pochissimo questo aspetto.

La coltura dei piselli si sviluppò ulteriormente in Europa centrale e meridionale, anche in parte della settentrionale, a causa delle condizioni climatiche favorevoli e della disponibilità di terreni adatti alla coltivazione.

Nel Seicento, i piselli novelli, selezionati alla corte dei Medici, furono introdotti in Francia e divennero una moda gastronomica, raggiungendo l’acme durante il regno di Luigi XIV. Questo periodo vide anche l’industrializzazione della produzione dei piselli, grazie alle tecniche di coltivazione intensiva e di raccolta meccanizzata. 

Oggi questo alimento è diffusissimo e apprezzato per le sue qualità nutrizionali. Vediamo pro e contro del loro consumo.

Proteine o carboidrati? Benefici e controindicazioni dei piselli.


I piselli sono un alimento ricco di vantaggi nutrizionali: sono infatti bassi in grassi, ma ricchi di vitamine e minerali come fosforo, potassio e acido folico.
Contengono fitoestrogeni che possono aiutare a combattere i sintomi della menopausa.
Sono inoltre utili per prevenire il diabete e stabilizzare la glicemia.
Un aspetto interessante è che, nonostante i piselli siano una fonte importante di proteine (stiamo parlando di circa 20/23gr per 100gr di alimento), la quota di carboidrati prevale, attestandosi sui 45gr ogni 100gr complessivi.

Di contro, i piselli sono sconsigliati per gli iperuricemici e i malati di gotta a causa della loro alta quantità di purine.
È consigliato inoltre evitare il consumo di piselli crudi poiché contengono fattori antidigestivi, che vengono invece distrutti durante la cottura.

Se non volete passare una nottataccia, meglio cuocerli, insomma…

Cuocerli sì, ma… utilizzarli per esperimenti di genetica?

Proteine o carboidrati? Benefici e controindicazioni dei piselli.


Gregor Mendel, noto come il “padre della genetica”, utilizzò i piselli per i suoi esperimenti pionieristici sulla genetica intorno al 1865.

Questi esperimenti furono fondamentali per la comprensione della trasmissione ereditaria dei caratteri e portarono alla formulazione delle tre leggi dell’ereditarietà che oggi portano il suo nome.

Mendel, era un monaco agostiniano di Brno, in Moravia, nato nel 1822, e, nei suoi studi, si dedicò principalmente alla biologia e alla matematica.
Nel monastero in cui viveva, egli possedeva un orto dove coltivava piante, tra cui il pisello odoroso, che utilizzò, appunto, per le sue osservazioni.

Egli incrociò piante di pisello con caratteri diversi, come semi gialli e verdi, per studiare come questi caratteri venissero trasmessi alle generazioni successive.

Gli esperimenti di Mendel durarono sette anni e coinvolsero circa 28.000 piante di pisello. Egli identificò sette “linee pure” di piselli che differivano per caratteri estremamente visibili, come la forma del seme e la rugosità.

Questi esperimenti gli permisero di formulare tre leggi fondamentali che regolano la trasmissione ereditaria dei caratteri somatici:

1. Legge della segregazione: ogni carattere ereditario è determinato da due fattori ereditari, uno ricevuto dal padre e uno dalla madre.
2. Legge della dominanza: un carattere dominante può nascondere un carattere recessivo.
3. Legge della indipendenza: i caratteri ereditari sono trasmessi indipendentemente l’uno dall’altro.

Queste leggi furono pubblicate da Mendel nel 1865, ma non ricevettero immediata attenzione. Solo trent’anni dopo, quando il termine “gene” era già stato introdotto, gli scienziati riconobbero il valore dei suoi lavori e lo definirono, come già anticipato, il “padre della genetica”.

Gli esperimenti di Mendel sui piselli sono considerati fondamentali per la comprensione della genetica e hanno aperto la strada a tutta una serie di sviluppi nella biologia molecolare e nella medicina. 
Chi l’avrebbe mai detto, eh?

Eppure i piselli furono fondamentali anche in altri ambiti e contesti. Tipo quello che scopriremo tra poco.

I piselli contro la carestia


I nostri amici legumi, dovete sapere, sono stati utilizzati per preparare dense vellutate, molto utili durante le lunghe carestie del Medioevo. Questa pratica era comune in Europa, dove i piselli erano una delle poche fonti di proteine disponibili durante i periodi di penuria alimentare.

In quest’epoca, infatti, fame e miseria erano assai frequenti ed erano causate da fattori come la scarsità di terre coltivabili, la mancanza di tecnologie agricole avanzate e le epidemie, che colpivano in maniera intensiva le colture. 
Le vellutate di piselli erano particolarmente apprezzate poiché erano facili da preparare e richiedevano pochi ingredienti. I piselli venivano infatti lessati con cipolle e brodo, poi frullati per ottenere una crema densa e sostanziosa. Questa minestra era considerata un’opportunità per i poveri e i bisognosi, che potevano ottenere le proteine e le calorie essenziali per sopravvivere.

I piselli, tuttavia, non erano solo un cibo per poveri. Accadde infatti che, tra il XVII e il XVIII secolo, le cose si ribaltassero e questi legumi divennero una vera e propria mania di aristocratici e nobili d’oltralpe.

I piselli e l’ossessione del Re Sole.


In Francia, i “petit pois” furono una vera moda alla corte del Re Sole, Luigi XIV.

Durante il suo regno, che si estese dal 1643 al 1715, questi legumi assursero al rango di alimento di lusso, un simbolo di prestigio culinario presso la nobiltà francese, grazie alla loro delicatezza e al loro sapore fresco che li resero un alimento di tendenza, molto richiesto nelle tavole aristocratiche.

La moda dei “petit pois” alla corte di Luigi XIV rifletteva non solo il gusto culinario dell’epoca, ma anche il desiderio di esibire ricchezza e status sociale attraverso il cibo. La presenza dei piselli nelle pietanze servite a corte era un segno di raffinatezza e buon gusto, e contribuiva a creare un’atmosfera di lusso e opulenza durante i sontuosi banchetti reali.

Questa moda culinaria ha lasciato un’impronta importante nella storia gastronomica francese, evidenziando come il cibo potesse diventare un simbolo di potere.
La presenza dei piselli come piatto di moda nella corte reale ha inoltre contribuito a consolidare la reputazione della cucina francese come una delle più raffinate e sofisticate al mondo.

Raffinatezza e sofisticazione, proprio come una certa principessa, il cui rango venne scoperto tramite…un pisello!

La principessa sul pisello: una storia vera?


La principessa sul pisello è una fiaba scritta da Hans Christian Andersen nel 1835

La storia narra di un principe che desidera ardentemente sposare una principessa vera, ma non riesce a trovarne una che soddisfi i suoi requisiti. Dopo aver viaggiato per il mondo senza alcun successo, il principe decide di tornare a casa sua, disperando di potersi mai maritare.
Una notte, tuttavia, durante un temporale, una principessa bussa alle porte della città. 
La vecchia regina, sospettosa, decide di testare la donna, per verificare se essa appartenga realmente al rango cui di dice di far parte. Fa dunque preparare alla nuova arrivata un giaciglio, sul cui fondo depone un piccolo pisello, che poi ricopre con venti materassi e venti grossi cuscini di piuma. 
La principessa, grata, si corica, ma, la mattina seguente, si lamenta di non aver chiuso occhio per tutta la notte a causa del materasso troppo duro. 
La vecchia regina capisce, allora, che la ragazza è davvero ciò che dice di essere, poiché solo una sensibile principessa avrebbe avvertito la presenza di un piccolo pisello attraverso venti materassi e venti cuscini di piume.
Il principe decide così di sposare la principessa, convinto di aver trovato finalmente una degna consorte. 
Il pisello, che era servito da test, viene infine esposto in un museo.

La favola è stata oggetto di diverse interpretazioni e parodie, tra cui un criticatissimo e controverso libro di Octavia Monaco che sostiene di aver scoperto che la novella di Andersen è basata su una verità storica. 

Insomma, il pisello è davvero un legume che ha condizionato moltissimi aspetti della cultura popolare e non solo, talmente pervasivo da essere entrato anche in molti modi di dire.

Cadere a fagiolo, va bene, ma quali sono i detti sui piselli?


Qui dobbiamo distinguere tra inglese e italiano. 

Non è sempre facile intrecciare differenti culture che, per loro stessa natura, presentano condizioni sociali, economiche e storiche differenti. Ogni realtà produce il proprio orizzonte di senso e alcuni modi di dire di un determinato idioma sono difficili da comprendere in un altro.
La storia di “cascare a fagiolo”, per esempio, è chiara a noi italiani ma, probabilmente, oscura a chi parla l’inglese. 
Vice versa per noi italiani suonano curiose espressioni come quelle che vi elenchiamo ora.

Nel mondo anglosassone, infatti, si può sentir dire “To spill the beans”, volendo significare con questa frase idiomatica “rivelare un segreto o fornire dettagli segreti”. 
La frase è probabilmente originata dal fatto che, in passato, i voti delle elezioni venivano conteggiati in un contenitore di fagioli o piselli. Se qualcuno “spillava i fagioli (o i piselli)”, stava rivelando i voti e quindi il risultato delle elezioni.

O ancora:  “To be full of beans” significa essere entusiasti o pieni di energia. L’espressione è forse originata dal fatto che i piselli erano considerati un alimento energizzante e stimolante. Quindi, essere “full of beans” significava essere pieno di energia e motivazione.

E in italiano? 
Beh, ne citeremo 3, specifiche per il pisello: 

  1. “A ogni pisello il suo baccello” 
  2. “Se mangi piselli si induriscono i talloni” .
  3. “I piselli son sempre nelle frasche”.

La prima sta a significare che ogni persona è unica e diversa dalle altre, come ogni pisello ha il suo baccello specifico. Suggerisce di accettare le differenze individuali e di non aspettarsi che tutti siano uguali. È un invito a rispettare l’unicità di ciascuno.

La seconda, evidentemente ironica, implica che mangiare piselli non abbia alcun effetto concreto sul corpo umano. In particolare, suggerisce che i talloni non possano indurirsi a causa del consumo di piselli. È un modo per sottolineare l’assurdità di alcune credenze popolari o superstizioni. 

La terza suggerisce che i piselli, essendo piante rampicanti, crescono sempre tra i rami e i cespugli (le frasche appunto). In senso figurato, il proverbio significa che le cose buone sono difficili da raggiungere o ottenere e spesso sono nascoste o in luoghi impervi, come i piselli tra le frasche. Invita quindi a cercare con attenzione ciò che si desidera, poiché potrebbe essere in luoghi non immediatamente accessibili.

I piselli sono davvero sempre nelle frasche?


Riprendiamo volentieri questo detto per concludere il nostro articolo. 

Se è vero che le cose difficili da raggiungere sono sempre nascoste o situate in luoghi impervi e se è vero che bisogna cercare bene al fine di trovare ciò che si desidera, è altrettanto vero che la dedizione e l’impegno che, in 70 anni di storia, abbiamo messo per facilitare la vita ai nostri clienti, ha fatto sì che oggi ZACMI possa permettervi di reperire con immediatezza e semplicità tutto ciò che vi serve per non creare interruzioni alla vostra linea produttiva e, soprattutto, che sia per voi accessibilissima e veloce la nostra assistenza, che avviene in loco e nei tempi previsti prima dell’inizio delle campagne di lavorazione dei vari prodotti.

Insomma, non sempre le cose buone sono difficili da raggiungere!
Esempio di tutto questo è proprio la foto di copertina di questo articolo, scattata durante uno degli interventi di manutenzione ordinaria presso il nostro cliente olandese. Un cerchio che si chiude perfettamente.

03.06.2024